Recentemente mi è stato assegnato un incarico fotografico molto interessante che ha messo in luce una reazione ricorrente in fotografia.
Si trattava, come spesso mi viene richiesto, di raccontare una “storia” attraverso le persone che ne avevano dato vita.
L’esperienza è stata straordinaria, ma ciò su cui desidero focalizzarmi in questo articolo è una dichiarazione che mi ha colpito appena la cliente mi ha parlato: “Greta, preparati…io non vengo bene in foto”.
Ecco la frase fatidica!
Lei non mi ha visto, perché il nostro primo dialogo è avvenuto al telefono, ma appena si è lasciata andare a questa affermazione, io ho immediatamente sorriso.
Si, perché non era la prima volta che sentivo una frase di questo tipo!
(In tutta sincerità, prima di intraprendere questo percorso, è capitato di dirla anche a me!)
Per questo l’argomento mi sta molto a cuore e il sorriso che ne scaturisce ogni volta deriva da una riflessione profonda che spero, alla fine di questo articolo, faccia sorridere anche voi.
Le frasi ricorrenti
Partiamo dall’elenco delle frasi ricorrenti che sento tutte le volte che mi trovo a fotografare persone (donne o uomini vi assicuro che è uguale): “Io non vengo mai bene in foto”, “non sono fotogenica/o” “ma poi usi Photoshop,vero?”.
Per non parlare poi delle foto con le mie amiche!
Quante ne facciamo prima che tutte si vedano nella maniera giusta… “no questa cancellala” “…ma tu sei brava, sono io che sono brutta”, potrei andare avanti a scrivere per ore.
Va bene, è normale piacersi un po’ di più in una foto piuttosto che in un’altra e le righe precedenti vogliono avere anche un tono un po’ scherzoso, perché tutti siamo critici con noi stessi.
Io per prima sono sempre stata (e la sono ancora) ipercritica con me stessa e forse non è un caso che mi piaccia tanto fotografare le altre persone, per questo ho riflettuto e lavorato su questo tema cercando di portare nella fotografia un po’ di amore per se stessi.
Con me ha funzionato, mi ha aiutato a volermi più bene e a guardarmi con occhi diversi.
Quando vi trovate di fronte a una fotocamera non dovreste porvi il problema “rimango bene”o “rimango male” ma, chiedervi piuttosto, la fotografia “mi rappresenterà in maniera veritiera?”
(come ho accennato nell’articolo: Il ritratto come consapevolezza di se stessi).
L’esercizio dello specchio
Detto questo, vorrei quindi invitarvi a fare un piccolo esercizio, che forse in futuro vi aiuterà a guardarvi con occhi diversi e magari a porvi diversamente davanti a una macchina fotografica anche solo per svago.
Provate a pensare a quando vi guardate allo specchio…come vi guardate?
Tutti allo specchio ci troviamo qualche difetto o, se abbiamo indossato qualche bel vestito o una bella acconciatura sicuramente ci sembra tutto più apprezzabile.
Eppure anche dopo la messa appunto di ogni dettaglio estetico esce la frase “Io non rimango bene in foto, poi ci pensi tu, vero?”
Questa frase la dite perché in realtà non vi siete guardati veramente.
Vi siete mai visti quando ridete con i vostri amici? Quando guardate le persone che amate? Quando siete in un luogo dove siete voi stessi o in compagnia di qualcuno che vi rende autentici?

Vedete le vostre espressioni quando siete pensierosi?

Quando ascoltate una canzone che vi piace o quando vi entra negli occhi un ricordo?
Quelle sono le espressioni, che vi rendono unici.

Non ce ne rendiamo conto di quanto siano speciali tutte queste espressioni che caratterizzano il nostro modo di essere, non lo possiamo sapere perché non camminiamo con uno specchio che ci rifletta in tutta la nostra spontaneità.
E’ questo che mostra la fotografia…la vostra spontaneità… e la spontaneità non “rimane mai male”, questo ve lo assicuro.
Io, con il mio lavoro, cercherò sempre di mostrarvela al meglio.
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FB: Ombre a Colori – Greta Ferrari
IG: @Greta_Ferrari_Photographer

