Ciao papà, così proprio non ti riconosco. Con i tubi che escono ovunque, gli occhi spenti nel vuoto, senza quelle tue belle armonie del viso.
Quei tuoi occhi che mi guardavano con tanta dolcezza, con le loro ombre pensierose…che erano anche le stesse mie.
Perché lo abbiamo sempre saputo, noi pensiamo, pensiamo sempre, pensiamo troppo, che poi ci viene mal di testa…e a volte un po’ di mal di vita, ma poi ci basta un sorriso, il mare un bicchiere di vino e subito ci sentiamo meglio, perché noi, lo abbiamo sempre detto siamo fortunati!

Ci preoccupiamo tanto, a volte forse troppo, per troppe situazioni, per troppe persone a cui vogliamo bene…e ci mettiamo sempre un po’ più in dietro perché per noi la felicità di chi amiamo è una cosa seria!
E se distrattamente passando di li c’è un “grido di aiuto” noi ci precipitiamo e non ci importa che ci dicano grazie…ma un sorriso sincero ci fa sempre sorridere il cuore.
Tu sei così, eri così, mi hai dato tutto questo…e volevi che fossi sempre felice.
Eri così felice e orgoglioso quando mi hai salutato per il mio viaggio in Irlanda.
Mi davi una grande carica e fiducia, perché sapevi che lo facevo con sacrificio e coraggio, per crearmi un futuro migliore in un mondo incasinato e bastardo.
Quella è stata l‘ultima maledetta volta che ti ho visto sorridere.

Ho lasciato l’Italia così piena di speranza ed entusiasmo e sono tornata con la disperazione e un odio profondo verso un destino che vuole sempre, da sempre, mettermi alla prova.
Perché come faccio adesso a essere felice Papà! mi spiace darti questa delusione…
Ma come faccio a vederti così e non sentire lo strazio che mi consuma giorno dopo giorno.
Noi che ci facevamo le nostre chiacchierate intense costruttive e profonde e adesso i tuoi occhi spenti persi nel vuoto possono comunicare solo con un uno/due colpi di palpebra.
“Ditemi se questo è un uomo?” è una domanda forte e straziante…alla quale non riesco a dare risposta.
Non lo so papà se sia davvero tutto così giusto come dicono sai!
Io sarò anche stata sempre un po’ ribelle e dentro tante regole non ci sono mai saputa stare, ma quando la vita intreccia la tua sofferenza a quella di tutti quegli occhi spaventati in attesa di un miglioramento che probabilmente non arriverà mai, forse, non riesco più tanto ad accettare questa legge…
… legge di chi? di Dio? degli uomini? Non lo so e per rispetto non entro nel merito.
Io in quell’ anticamera del reparto di terapia intensiva, in piedi, vedo solo gli occhi lucidi della disperazione, di chi ti guarda e sorride nella ricerca di un tuo conforto, di uno sguardo che dica, “si vedrai che oggi forse andrà un po’ meglio“.
Ho visto la disperazione di quella gente…e ho visto la mia.
Quando il futuro fa paura per davvero quando non sai più qual’ è la tua città, non sai più chi è tuo figlio, chi è tuo padre, piangi con persone che non hai mai visto in vita tua e con le quali ti sembra di avere così tanto in comune.
E’ tutto così difficile e incomprensibile quando per un figlio, una madre, una moglie, forse …peggio della morte c’è solo la vita.
Avevo ancora tante cose da raccontarti papà e tante foto da farti vedere… ma queste parole te le dovevo papi…
So che non volevi tutto questo, per te la vita è un dono prezioso da vivere con rispetto e dignità e io non ho il potere di manlevarti da tutta questa sofferenza che ti consuma lentamente.
Per questo ti voglio ricordare così le nostre foto felici e raccontarti al mondo per l’uomo generoso, sorridente, sensibile, onesto che sei sempre stato.

Sei il mio grande super eroe. Mi mancherai tanto Papà.
…ma non ti deluderò, non smetterò mai di sognare.
“Dedicato a mio padre e a tutte le persone che ho incontrato ogni giorno a lottare per la vita” – Greta Ferrari


